DA WHIPART

Kobenhavn Sore – Action, Please!
Daniele Mantegazza – 26.02.2008

Esce, dalle ceneri del post-rock nostrano, “Action, Please!” disco d’esordio dei piacentini Kobenhavn Store, pubblicato da 42 Records e prodotto da Giacomo Fiorenza. Otto tracce “sospese tra il nulla e l’addio” (cit.), per dirlo alla Clint Eastwood, che in un mix ben riuscito di istinto, disordine e cuore riempiono un vuoto che, per qualcuno, si era aperto alcuni anni fa, almeno dopo l’uscita di quel “Punk…not diet!” dei Giardini di Mirò che tanto aveva fatto vibrare le corde e gli animi degli estimatori dei reverberi, delle improvvise esplosioni e delle rarefazioni d’oltre Manica, di Mogwai e Sigur Ros sopra tutti.
”Action, please!” si presenta come un perfetto connubio di elettronica, dinamiche post-rock e ammiccamenti pop resi concreti, anche, dal contributo che i numerosi ospiti-cantanti (Alessandro Raina, Jonathan Clancy, Fabio Campetti e Simone Magnaschi) apportano all’intera opera. Ma, se è innegabile che la presenza di questi nomi abbia contribuito ad amplificare le attese intorno a questo album, è altrettanto vero che le otto tracce, strumentali nel loro concepimento, scorrono in sostanziale equilibrio tra reminiscenze shoegaze, campioni elettronici e sfuriate chitarristiche. E forse, ciò basterebbe di per sé a fare di questo disco un ottimo prodotto.
Il lavoro si apre con “Post core”, introduzione che appare quasi una dichiarazione di intenti, a cui segue “Ants marchin on”, che presenta un improvvisa e solidissima esplosione di texture sonora, un pugno in faccia che, per quanto costituisca una scelta stilistica usata e, a volte, abusata nel genere, riesce a stupire ed a colpire per intensità e complessità; nel brano compare la voce, potente ed eclettica, di Jonathan Clancy (Settlefish, A Classic Education). In “We came down from the north” troviamo, invece, la partecipazione di Alessandro Raina (Giardini di Mirò, Amor Fou) che, con voce roca e interpretazione intensa, contribuisce alla delicatezza del brano, così come le voci di Fabio Campetti (Ed Wood) e Simone Magnaschi (Stinking Polecats), presenti, rispettivamente, in “A real twilight” e in “Black Rebel Tricycle Club”, danno sostegno e colore senza mai eccedere o tentare di imporsi nella struttura della canzone. Bella la realizzazione sonora in “23.03″ e “Gardens. V3″, una vera perla di intensità “The cold season”, arrangiata con un sapiente utilizzo dei reverse.
Un ottimo risultato insomma, per questo album, e lo è ancora di più se si considerano il suo essere un esordio e l’ottima capacità mostrata dai Kobenhavn Store nel dare all’intero lavoro un’impronta, un mood di fondo abbastanza riconoscibile nonostante le mille contaminazioni, dall’hip hop allo shoegaze, dall’elettronica glitch al pop, dall’indie al post-punk, che dall’inizio alla fine lo attraversano e lo pervadono, intrecciandosi e fondendosi in un lavoro che, forse, non sarà originalissimo, ma che, senza dubbio, è fatto molto bene.

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