da www.beautifulfreaks.org:

København Store: un nome di una band all’inizio difficile da memorizzare, ma di cui una volta che se ne sono ascoltate le prodezze musicali, sarà impossibile dimenticare l’essenza. Sembrano venire dalle lande del Nord Europa,questi ragazzi che in realtà sono di Piacenza, capaci di realizzare un disco di una poetica tanto sorprendente quanto affascinante. Dondolandosi tra brani avvolgenti e di ampio respiro i København Store, si cimentano nella proposizione di una nuova estetica dello shoegaze, in cui confluiscono pop, elettronica e postpunk. Partecipano al disco le voci di artisti quali Alessandro Raina e Fabio Campetti degli Edwood. In Action, please! si combinano con sapienza sonorità sperimentali e melodie ricamate con finezza. Indubbiamente una delle produzioni indipendenti italiane tra le più complete ed entusiasmanti, che meritano di essere seguite con attenzione.

Manuela Contino

Da www.cantieresonoro.it

Era da tempo che gli aspettavo di vedere e sentire dal vivo, dopo aver mandato in rotazione perenne nelle casse del computer i loro tre brani disponibili sul loro myspace
(www.myspace.com/kobenhavnstore).
Occasione ghiotta quella offertami dal Baciccia di Piacenza (www.myspace.com/baciccialive) per rilassarmi dopo una giornata passata tra un’aula e l’altra dell’università.
Obbiettivo dichiarato, godermeli in prima fila ed acquistare il loro nuovo disco “Acion, Please!” edito per la romana 42 Records.
E così è stato.
E’ stato come salpare su un battello a vapore per una piacevole crociera nei mari del nord.
Sono stati sessanta minuti e più di intensa partecipazione tra noi pubblico e loro quattro sul piccolo palco del Baciccia.
Si è sentito fin dalla prima nota che sarebbe stato un viaggio caldo nonostante le atmosfere nordeuropee che i København Store richiamano e trasmettenono attraverso la loro musica.
Chitarra, basso, batteria,voce, iBook, effettini e tastierine varie creano insieme un’atmosfera unica.
I København Store ti fanno stare bene, non c’è verso e i loro pezzi ti rimangono stampati in testa e te li canti in continuazione.
Questo è un concerto che consiglio a tutti.
Questo è un concerto che tutti dovrebbero vedere e godere.
Questo è un gruppo italiano che spacca.

da www.indie-eye.it:

Dopo Fake-P e Cat Claws tocca ai piacentini København Store esordire per una 42 Records più che mai attiva e saggiamente decisa a diversificare la proposta musicale del proprio roster. In questo caso, semplificando un po’ e con una certa approssimazione, possiamo dire di essere in un territorio sonoro che spazia dal post-rock allo shoegazing. In realtà, le suggestioni evocate da “Action, Please!” sono molteplici e le otto canzoni che lo compongono hanno spesso una dimensione troppo spiccatamente pop per essere etichettate come post, così come le chitarre pur senza graffiare eccessivamente hanno una carica elettrica e un suono sanguigno che a volte rende difficile l’immediato accostamento con le atmosfere algide e rarefatte di Slowdive e compagnia. Insomma, al di là delle etichette, i København Store hanno un suono che per fortuna si lascia difficilmente costringere all’interno di rigide categorizzazioni, questo grazie anche a un misurato ma consistente utilizzo dell’elettronica e, soprattutto, a una sensibilità melodica spiccata e fuori dal comune. A tutto ciò bisogna aggiungere poi la particolarità della mancanza di un cantante di ruolo e dunque la necessità di doversi appoggiare a voci “esterne” che inevitabilmente contribuiscono a caratterizzare i rispettivi brani: molto bene sia Jonathan Clancy (Settlefish) che Fabio Campetti (EdWood) anche se gli episodi più convincenti vedono la presenza di Alessandro Raina (comprensibilmente a suo agio sulla melodia di “We Came Down From The North”) e Simone Magnaschi degli Stinking Polecats in “Black Rebel Tricycle Club”. Tra i brani strumentali meritano la citazione un’ispiratissima “Gardens. V3” e la conclusiva “The Cold Season” che chiude l’abum in un crescendo sinfonico. Molto bene.

di sOUNDVERITE

da www.ilmucchio.it

Con una ragione sociale originata da un viaggio in Nord Europa, i København Store nascono come duo cinque anni fa, allargandosi poi a quartetto e debuttando infine con questo esordio pieno di buone idee, di misura e di buon gusto nella messa in pratica. I quattro piacentini sanno come lavorare sulle dinamiche e sulle evoluzioni degli arrangiamenti, sanno mescolare con senso della misura strumenti e intelaiature elettroniche, sanno come ottimizzare le proprie risorse e come ravvivare, pur senza stravolgerne gli assunti di base, una attitudine che molti davano già per estinta: il fantasma del post-rock che non solo non si aggira più per l’Europa, e da un buon numero di anni per giunta, ma è pure stato abbondantemente dileggiato, non senza ragioni. Come dei 65 Days Of Static che agli accartocciamenti ritmico-armonico e al parossismo di serrati e repentini cambi di tempo contrappongono una lenta e costante levitazione di scuola mogwaiana, lineare e in qualche modo sinfonica, i København Store riescono anche a sfruttare al meglio le collaborazioni: Alessandro Raina, voce in “We Came Down From The North”, Jonathan Clancy dei Settlefish nella più aggressiva e marziale “Ants Marching On”, Simone Magnacchi in “Black Rebel Tricycle Club”, Fabio Campetti degli Edwood in “A Real Twilight”, ma anche le chitarre trattate di Giacomo Fiorenza, responsabile della produzione del  disco. Ecco, manca a tratti quello scatto che fa passare dal “buon artigianato alla maniera di” all’originalità. Ma è sempre quello il passo più difficile, e qui in più di un’occasione lo si compie agevolmente.

Alessandro Besselva Averame

Tra la via Emilia e il Nord. Un percorso simile all’ultima revisione dei Giardini di Mirò accompagna i piacentini Kobenhavn Store al debutto ufficiale: le lungaggini dei delay e la stratificazione ormai codificata del perfetto postrock/shoegaze – che resistono, identitarie, nell’iniziale Postcore e nelle restanti tracce strumentali – trasmutano in una forma canzone contenuta nei tempi e fragrante come un soleggiato mattino festivo d’inverno. Anche i KS introducono forti dosi di elettronica domestica in auge nel primo quinquennio del Duemila, e parimenti si affidano a interpreti dalla voce adeguata: Jonathan Clancy, Alessandro Raina, Fabio Campetti (Edwood) e Simone Magnaschi degli Stinking Polecats che firma il brano più bello, Black Rebel Tricycle Club (“this is not a dance floor). Dopo averli visti dal vivo sprigionare tutto il proprio fragore in una dimensione congeniale, la bontà del documento autorizza a progettare un futuro ad una band e un’etichetta che dal rispettivo esordio non stanno sbagliando un’operazione. (7)

Enrico Veronese

KOBENHAVN STORE: Cibernetica e sintesi digitale (!!!??? e il microchip emozionale? :) ndr): ecco la formula della band piacentina. Non è facile, ma nel condensato di loop, carillon, rumori elettronici e suoni vintage in stile Bontempi, si possono scorgere – nascosti negli anfratti timbrici – chitarre, basso e magari anche batterie “analogiche”. L’esordio di Action, Please!, elaborato album composto da otto tracce, illude l’ascoltatore di avere a che fare con un progetto esclusivamente strumentale, ma sulla distanza le linee vocali spuntano fuori, didascaliche proprio come strumenti. La citazione scandinava del nome riconduce allo stile “nordico” della band, affine all’immaginario sonoro dei Sigur Ròs.