Doppiette di prestigio!
Febbraio 28, 2008

KSTORE su Rolling Stones di Marzo!
Febbraio 28, 2008
Da ROLLING STONES – Marzo 2008
Sono di Piacenza e da qualche anno, grazie a un paio di ep e molti concerti, si sono fatti conoscere nella scene underground italiana. Action, Please! è il primo cd del quartetto che prende il nome da un viaggio nel Nord Europa che ne ispirò la formazione ed esce per la piccola etichetta 42 Records di Roma.
Post rock d’atmosfera con chitarre che s’innestano su una spina dorsale elettronica, brani strumentali con echi di Sigur Ròs e virate acide alla My Bloody Valentine, ai quali si alternano voci di ospiti di nuova generazione. Un inizio deflagrante con Postcore e poi Ants Marching On, cantata da Jonathan Clancy dei Settlefish.
Nell’ispirata We Came Down from The North, la voce di Alessandro Raina degli Amor Fou ricorda Michael Stipe su una melodia che potrebbe essere dei Mercury Rev.
Black Rebel Tricycle Club (bel titolo), cantata da Simone Magnaschi degli Stinking Polecats, sta tra il college rock dei Death Cab For Cutie e le tormentate melodie degli Alkaline Trio.
Fabio Campetti degli EdWood canta A Real Twilight sostenuto dall’ottima produzione di Giacomo Fiorenza, già collaboratore di Giardini di Mirò, Yuppie Flu, Offlaga Disco Pax, Moltheni, Marco Parente.
Una band con grande gusto e musicalità, eclettica nelle influenze, che esordisce con un cd internazionale, che li pone subito in prima fila tra le nuove band italiane che vale la pena di tenere d’occhio.
Luca De Gennaro
21.02.2008 – BURIDDA, Genova
Febbraio 23, 2008

Dal sito www.buridda.org:
“Domenica 11 maggio 2003 un centinaio di persone appartenenti a varie realtà politiche e sociali genovesi decidevano di restituire alla città uno stabile di 6000 mq, abbandonato dal 1997. Fino a quell’anno via Bertani 1 era stata la sede di Economia e commercio; dopo il trasferimento in Darsena il palazzo era stato dimenticato, come le decine di migliaia di libri che ancora conteneva. In questi dodici mesi abbiamo lavorato sodo, non senza contraddizioni e difficoltà, per portare avanti un progetto politico e sociale che coinvolgesse studenti, lavoratori precari, comunità migranti. Giorno dopo giorno, le decine di stanze vuote e abbandonate hanno ripreso vita, popolandosi di gruppi artistici, compagnie teatrali, mediattivisti, collettivi studenteschi, comunità migranti, filmmaker…”
Ed è proprio in una di queste aule che abbiamo suonato in compagnia del duo genovese Japanese Gum (Marsiglia Rec) – accompagnati per l’occasione dal batterista dei Sea Dweller (shoeagaze power da Roma) – che hanno regalato 45 minuti intensi di pure emozioni, atmosfere rarefatte elettroniche, glitch e riverberi.
Le nostre proposte e le emozioni trasmesse sembrano andare a braccetto; seppur la loro è più soft e ambient della nostra, il mood è comunque simile.Il tutto sembrava mischiarsi così perfettamente con l’atmosfera dell’aula, le luci fioche e la magia di quel posto, che ha creato un “mix ipnotico” e particolarmente suggestivo per i cuori del pubblico presente… che ha saputo bene come ricambiare.
Vale la pena spendere anche due parole per la band che ha aperto le danze, gli Still Leven… tra post rock e nu wave, davvero giovani (15-16 anni?) e molto promettenti!
Viva Genova!
08.02.2008 – COVO CLUB, Bologna
Febbraio 21, 2008
Recensioni “Action, Please!”: ROCKIT.IT
Febbraio 11, 2008
da www.rockit.it
(11/02/2008)
Non è vero che il post rock è un cadavere a passeggio tenuto forzatamente in vita da “anemici che piagnucolano dentro ai riverberi” (cit.). Questi sono solo pensieri piccoli che rendono la pelle putrida e le orecchie sorde. E di fronte agli apriorismi c’è poco da fare. Vaglielo a spiegare che non è così. Che basta avere qualcosa di bello da dire. Che il tipo di linguaggio è soltanto un mezzo per veicolare emozioni. E quelle non hanno etichette né patenti in grado di contenerle. E allora azione, per favore. Ché c’è un signor disco da ascoltare. Le chiacchiere, al solito, stanno a zero. E pazienza se userà arpeggi ancora più abusati di una battona di periferia. “Action, Please!” dei Kobenhavn Store è il classico esempio di usato sicuro. Quasi la versione 2.0 dei Giardini Di Mirò. Post rock, pop, elettronica. Un po’ alla maniera dei 65daysofstatic. Con qualche retrogusto shoegaze, vago memento di un passato da acerbi eroi sotterranei del dream pop, e un mare di ospiti che pesano. Tra tutti, spicca la rauca emotività di Alessandro Raina (cantante degli Amor Fou e in passato voce per la band di Jukka Reverberi), che con “We Came Down From The North” sembra essere testimone di un passaggio di consegne tra GDM e KS, e soprattutto l’ugola maestosa di Jonathan Clancy (Settlefish, A Classic Education), un piccolo miracolo di potenza ed eclettismo, perfettamente aderente alla sfuriata chitarristica di “Ants Marching On”.E anche quando la band perde le corde vocali per seguire alla lettera le indicazioni del post rock il risultato è bello, frizzante e, ancora, emotivo. “Gardens V3″, con il suo ritmo saltellante, e la conclusiva “The Cold Season”, con i suoi suoni in reverse, sono puro stereotipo in tonalità minore, fatto però come dio comanda. La presenza dei numerosi ospiti, dunque, non droga il disco e non annebbia la capacità di giudizio di un gruppo che fa qualcosa che fanno in tanti. Però meglio di tanti. Molto meglio.
RELEASE PARTY e “ACTION, PLEASE!” Tour
Febbraio 7, 2008

FUOCO! Intervistati da Rockit!
Febbraio 7, 2008
Recensioni “Action, Please!”: ROCK SOUND
Febbraio 7, 2008
Recensioni “Action, Please!”: RUMORE
Febbraio 5, 2008
Voto: 7 Il Quadro su dischi di genere, ed in particolare di questo genere, lo dipingeva assai efficacemente “Repeater” Pomini un paio di mesi fa, scrivendo del cd a firma Venezia. Scegliere di accostare oggi, anno di grazia 2008, il proprio nome di debuttanti all’etichetta post rock è operazione ardita, quasi al limite dell’incoscienza. I piacentini Kobenhavn Store azzardano la scommessa, attenti comunque a coprirsi le spalle imbarcando nell’avventura voci note (Jonathan Clancy dei Settlefish e Alessandro Raina) e meno (l’edwoodiano Fabio Campetti e lo Stinking Polecats Simone Magnaschi) ed evitando quella prolissità che spesso finisce con l’ìngabbiare opere di questo tipo. Ne esce un lavoro che riesce ad avvicinare una struttura canzone stratificata e concentrica, un tempo la si sarebbe definita geometrica, a melodie vicine al pop. Una via di mezzo tra Giardini di Mirò – per usare referenze autoctone – e Broken Social Scene, per gratificare il progetto del meritato respiro internazionale.
Arturo Compagnoni
