Questa settimana, KStore su Radio Capital!
Luca De Gennaro, nella sua trasmissione radiofonica “Whatever”, per una puntata seleziona “Ants Marching On”, brano realizzato con la collaborazione di Jonathan Clancy (Settlefish, A Classic Education) e per l’altra “We Came Down from The North”con Alessandro Raina (Amor Fou).

  
Stay tuned!
 

La band piacentina guidata da Giulio Fonseca giunge con questo lavoro al terzo disco. Diciamo da subito che il filone musicale in cui inserire la band è quello dell’indie-rock, del post-rock e dell’elettronica.
Detto questo non lasciatevi ingannare: chi segue Mescalina.it sa con quanta attenzione vengano trattati questi dischi, molto vicini alla moda di un periodo tanto da essere spesso e volentieri sopravvalutati.
“Action, please!” non è un disco folgorante nell’immediato, ma offre un piacevolissimo ascolto che lascia aperto uno spiraglio non indifferente verso una ricerca sonora più raffinata di molti altri.
Si fanno sentire gli ascolti dei componenti del gruppo, che tendono spesso all’elettronica, al glitch, creando spazi ed architetture sonore interessanti.
Se molte band indie, da almeno un anno a questa parte, guardano all’area tedesca e agli anni Ottanta come solo punto d’ispirazione, Kobenhavn Store si spinge più in alto andando verso la Scandinavia, verso i ghiacci e le atmosfere pure e rarefatte dei Sigur Ros o delle Amiina, ma con un deciso apporto elettronico e un’ottima gestione dell’arrangiamento.
A questa cura del suono si aggiungono le piacevoli influenze sviluppate da molteplici ascolti: sono influenze positive, fatte di citazioni consce e inconsce che denotano un’attenzione e un’immersione nel proprio lavoro discografico. Infatti a parte i gruppi a cui tanti li avvicinano (Mum, Mogwai, Sigur Ros, Mercuri Rev), di brano in brano si trovano piccoli passaggi che fanno pensare ad un’evoluzione di alcune sonorità delle Lali Puna (“Gardens. V3”) o dei Poliphonic Spree (l’apertura della voce in “Balck rebel tricycle club”).
In un periodo in cui escono molti dischi indipendenti di dubbia incisività, spesso incapaci di lasciare un segno che li distingua dalla scia di una tendenza di settore, è necessario dare tempo all’ascolto. “Action, please” merita di essere considerato in questa prospettiva più a lungo termine.

Guarda l’articolo!

In collaborazione con Rockit vi regaliamo l’ascolto di “Action, Please!”.
In anteprima ed in streaming. Dall’inizio alla fine, dalla prima all’ultima canzone saremo promo digitale da oggi e per un’intera settimana.
L’album uscirà a metà febbraio.

clicca qui!

Buon ascolto e vi aspettiamo l’8 Febbraio per il “release party” del disco al Covo Club di Bologna in compagnia dei fratellini Fake P.

http://www.myspace.com/kobenhavnstore
http://www.42records.it

 
Emozioni ai lati del cuore 
 
Un vero piacere tornare ad occupare alcune righe di questo sito per raccontare una nuova avventura dei piacentini København Store. L’esordio sulla romana 42 Records si appresta a divenire (e i dubbi qui cadono subito tutti) uno degli album italiani da circolettare di rosso nell’anno in corso. Il 2008. Che sarà quello della definitiva conferma globale del revivalismo shoegaze. Si, perchè i quattro ragazzi emiliani hanno nelle corde e soprattutto nel cuore i riverberi e le lunghe cavalcate strumentali che hanno reso grande una parte del Regno Unito agli albori della decade ‘90. Seppur il lato emozionale sia evidentemente più marcato nella riuscita live, ‘Action, Please!’ ne smussa infatti alcuni tratti più cerebrali, i nostri compongono un piccolo gioiello di canzoni dream pop che restano in testa dal primo all’ultimo secondo di incisione ottica. Si erge in apertura la definitiva ‘Postcore’ (il brano shoegaze italiano più bello di sempre) alla quale si aggiungono di gran carriera le altre sette tracce che risplendono e penetrano come raggi di sole autunnale non curanti della caducità del tempo attorno. Collaborano a rendere l’album più prezioso e importante alcuni “amici” come Alessandro Raina (Amor Fou) , Jonathan Clancy (Settlefish), Fabio Campetti (EdWood) e Simone Magnaschi dei gloriosi Stinking Polecats. Un viaggio cardinale tra il nulla etereo dell’Islanda, le lande brumose della Scozia e la stanza più bella. La stanza dell’anima.   
 
Emanuele Tamagnini
 
 
 

 
København Store in azione

Ogni volta che mi sono trovato davanti a un palco su cui suonavano i København Store rimanevo sbalordito dal volume e dalla potenza di suono che riuscivano a sprigionare. 
Roba da spettinarti davanti alle casse. Non era questione di rumore, perché tutto restava in qualche modo in equilibrio e in armonia. Piuttosto, era l’impatto monumentale che il quartetto piacentino riusciva a imprimere nella propria musica, davvero notevole.

Dopo un paio di ep, ora vede la luce Action, Please!, debutto sulla lunga distanza pubblicato dalla neonata 42 Records.
Post rock grondante di riverberi (come nell’intro strumentale Postcore, fragorosa e struggente) e intessuto di malinconici glitch. Le atmosfere finiscono inevitabilmente per colorarsi di shoegaze, soprattutto quando fanno la loro comparsa i numerosi e azzeccati ospiti alla voce: Alessandro Raina (GdM e Amor Fou), Jonathan Clancy dei Settlefish, Fabio Campetti degli EdWood e Simone Magnaschi degli Stinking Polecats. 
Canzoni che sanno farsi ora liquide ora infuocate, dilatate e all’improvviso intime. Un’ottima compagnia per questo lungo inverno. “This is not a dancefloor, no more”.
 

 

Super Top.it

Gennaio 10, 2008

“We Came Down From The North”
realizzata con la collaborazione alla voce di Alessandro Raina (http://www.myspace.com/alessandroraina)
è al 19esimo posto tra le 50 canzoni più significative del 2007 secondo Rockit.it!!! 

YO!